Torre di guardia
Il nuovo confine tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Federale Popolare di Jugoslavia, che nel settembre 1947 divise quello che fino ad allora era stato uno spazio culturale, economico e politico unico, non era solo un ostacolo irrealistico, illogico e invalicabile tra due sistemi politici opposti, ma causò numerose ingiustizie e assurdità nella vita quotidiana delle persone. Sebbene all'inizio molti non lo prendessero sul serio, con l'arrivo dell'Esercito popolare jugoslavo il confine diventò rigorosamente sorvegliato e presidiato, soprattutto nei primi anni fino alla firma dell'Accordo di Udine nel 1955. All'inizio degli anni Cinquanta, per facilitare il controllo della zona confinaria, l'esercito costruì delle torri di guardia in mattoni, poiché la regione del Goriziano si trova in un punto geostrategico di grande importanza. Queste torri rimasero in uso fino all'indipendenza della Slovenia nel giugno 1991.

Ogni torre di guardia era destinata a un singolo soldato, chiamato comunemente “graničar”, che sorvegliava l'area dall'alto e segnalava eventuali tentativi di attraversamento del confine. Il soldato aveva il dovere di fermare i tentativi di fuga prima con un avvertimento, poi, se necessario, con colpi di arma da fuoco, anche a costo di sacrificare vite umane. Per ogni fuggitivo fermato riceveva come ricompensa alcuni giorni di licenza. I soldati di confine erano per lo più giovani provenienti da diverse repubbliche dell'ex Jugoslavia. Nonostante la severità del regime, la convivenza con la popolazione locale era spesso improntata alla comprensione. Anche se di notte si sentivano spesso degli spari provenienti dai villaggi circostanti, coloro che lavoravano nei campi vicino al confine ricordano i soldati per lo più come persone gentili. Nella fascia confinaria di cento metri potevano circolare solo i proprietari dei terreni vicini al confine. Per accedervi dovevano ottenere permessi speciali e non potevano coltivare piante alte, come mais e grano, in modo che i soldati avessero una vista libera sulla zona.
La maggior parte dei passaggi illegali del confine, soprattutto quelli motivati da ragioni politiche, avvenne fino alla metà degli anni Cinquanta. I profughi fuggivano verso i campi profughi italiani e da lì verso il Canada, gli Stati Uniti, il Sud America e l'Australia. Circa 150 persone persero la vita durante il tentativo di attraversare la frontiera. Dalla seconda metà degli anni Cinquanta, gli attraversamenti furono sempre più di natura economica: l'alto tasso di disoccupazione e il basso tenore di vita spinsero molti, soprattutto i giovani, ad attraversare il confine. Negli anni Settanta, con lo sviluppo economico e una maggiore apertura della Jugoslavia, il numero di fughe è diminuito. In questo periodo, anche cittadini di altri Paesi al di là della cortina di ferro – ungheresi, cechi, slovacchi, rumeni e bulgari – attraversavano spesso illegalmente il confine. Col tempo crebbe anche il numero di profughi provenienti dalla Turchia, dall'Asia e dal Nord Africa che cercavano di raggiungere l'Occidente in cerca di una vita migliore. L'ultimo profugo ucciso lungo questo confine morì sul Carso nel febbraio 1990.

La torre di guardia militare di Vrtojba è oggi considerata la più piccola collezione museale della Slovenia. In questo luogo si intrecciavano le vite e i destini di soldati, abitanti del luogo e profughi. La mostra ci invita a riflettere su come le decisioni politiche possano influenzare profondamente la vita delle persone e su come ognuno di noi possa trovarsi un giorno nella situazione di dover cercare un posto più sicuro o migliore dove vivere.
La mostra fa parte del programma ufficiale della Capitale europea della cultura 2025 Nova Gorica - Gorizia ed e patrocinata da: GO! 2025 – Capitale europea della cultura, Comune di Nova Gorica. Comune di Šempeter – Vrtojba e Ministero della cultura.
Foto: Katarina Brešan
AVVISO: La torre di guardia sarà aperta a partire dall’8 aprile 2026 alle ore 15.00.
Orario
Lunedì–domenica:
9.00–21.00